Caccia ai “fannulloni”
“Colpirne uno per educarne cento”. Renato Brunetta, ministro dell’Innovazione e della Pubblica Amministrazione, avrà sicuramente fatto tuonare le orecchie a Berlusconi citando una frase di Mao, usata spesso anche dalle Brigate Rosse, per lanciare la sua campagna contro i “fannulloni”.
Brunetta ha mostrato così il “pugno di ferro” contro gli assenteisti della Pubblica Amministrazione, il doppio di quelli delle aziende private, che hanno raggiunto un tasso altissimo, in alcuni casi anche di 30 giorni all’anno.
Il governo, in pratica, vuole che la Pubblica Amministrazione si muova come un’azienda privata, con incentivi, disincentivi, premi e punizioni per i propri dipendenti. Chi peccherà di cattiva condotta potrà pagare anche con il licenziamento.
Per garantire maggiore trasparenza, sempre su iniziativa del ministro, tutti i dati dei dipendenti sono stati messi on-line. In questo modo, stipendi, giorni d’assenza e tutto il resto non sono più un segreto e questo può essere un buon deterrente per chi vuole farla franca.
La macchina burocratica dello Stato, in effetti, è stata da sempre molto lenta e poco efficiente. In Italia abbiamo una qualità dei servizi pubblici molto bassa anche pagando tasse che sono fra le più alte d’Europa. Anche per questo, negli ultimi anni, si è registrato un grande incremento delle privatizzazioni, che hanno toccato tutti i settori della nostra economia.
È evidente che, per realizzare il progetto del ministro Brunetta, occorre un controllo serrato degli uffici pubblici. Su Internet e in TV sono circolati diversi video dove i dipendenti timbravano il cartellino e uscivano indisturbati dal posto di lavoro per fare i propri comodi: trovare parcheggio, fare la spesa…Insomma, tutto fuorché lavorare.
Lo Stato, da buon datore di lavoro, deve riprendere il controllo dei suoi uffici, ogni singolo dipendente è importante per mandare avanti la nostra nazione. Essere un “fannullone” vuol dire avere una comportamento sociale fortemente negativo e penalizzante sia per i cittadini, che fanno ore di fila agli sportelli, e sia per gli altri colleghi, costretti a lavorare il doppio di quanto gli spetti regolarmente.
Se la Pubblica Amministrazione fosse stata un’azienda privata sarebbe fallita già da un pezzo.
Nell’era del precariato il lavoro è una condizione di privilegio che va difesa e onorata. Migliaia di giovani, volenterosi e laureati, farebbero carte false per stare al posto di chi, di lavorare, non ha nessuna voglia ma a casa riporta sempre la pagnotta.
Fatto sta che questi provvedimenti sembrano aver sortito i loro effetti, visto che nel giro di poco tempo l’assenteismo è calato del 18%.
Ultimamente però, Brunetta si è spinto un po’ troppo oltre, arrivando addirittura a pretendere il certificato medico per ogni singolo giorno di assenza. Quella che sembrava essere una riforma opportuna e largamente condivisa, si sta trasformando in una strategia fondata su uno stacanovismo senza precedenti. L’assenza non è vista più come una situazione particolare, legata a cause di forza maggiore, ma viene fatta apparire come una colpa da giustificare. Non ce n’era bisogno, anche perché i “fannulloni” hanno già capito e si sono rimboccati le maniche.
Daniele Rossi
2 Agosto 2008
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